sabato 12 maggio, fine mattinata, torino, il mio vecchio porco viene dimesso dalla clinica del grande matrix (via exilles, una meritata botta di pubblicità, beverlisti affidate il vostro scooter a matrix-alex, è il migliore) che lo ha curato per un problema all’impianto di raffreddamento, sostituzione pneumatici e pastiglie freni.
penso: un giretto è opportuno per rodare i GTS nuovi, le pastiglie e per vedere se l’acqua ha smesso di bollire e così parto per il.......giretto.
non è che esco di città proprio a caso, una mezza idea ce l’ho, e così salgo al colle del lys da avigliana: non ci ero mai stato, sono curioso e poi non è lontano.
la strada non è un gran che e il colle neanche ma la giornata è piuttosto bella e il panorama si fa guardare.
matrix ha fatto un ottimo lavoro, il porco gira bene e dunque il giretto può continuare.
è così che spesso vado a cercarmi i casini, apparentemente lasciando fare al caso, in realtà applicando quel metodo scientifico cui avevo fatto cenno nel racconto del primo maggio.
quindi scendo dal colle del lys verso viù dove posso girare a destra verso valle o a sinistra verso monte, telefono a tata che mi dice di essere impegnata quindi è la scienza a farmi decidere: a sinistra verso monte.
risalgo la valle di viù, non è molta strada ma qualche bello scorcio per scattare foto lo trovo; purtroppo la strada è ancora chiusa a circa 5km dal fondo così mi ripago dalla delusione salendo fino al vicino pian benot, una piccola stazione sciistica a 1600mt slm dove scatto qualche altra bella foto e prendo un pò di sole.
poca, pochissima gente in giro, tranquillità, pace e rilassatezza, mi piace questo giretto.
ora si tratta di rientrare in città e inizia la parte interessante.....
sulla cartina avevo visto una stradina piccola piccola che dalla valle di viù sale al colle del colombardo, circa 2000mt slm, mai neanche sentito nominare, e scende a condove in val di susa: avevo pensato,prima di partire da casa, con una certa noncuranza che poteva essere un modo per rientrare ma avevo anche pensato che data la quota e l’ultima nevicata non troppo lontana nel tempo potesse non essere praticabile e poi.....sarà mica “poco asfaltata”?!
a pian benot chiedo informazioni e lo faccio con una certa circospezione, ben attento a non toccare argomenti potenzialmente scoraggianti: sarà aperto il colombardo? Non è mai proprio chiuso, mi dicono, al limite trova neve sulla strada e torna indietro ma con una moto da trial si sale facilmente.
invece di focalizzare l’attenzione sul concetto “moto da trial” il metodo scientifico che adotto mi porta istintivamente a focalizzare il concetto “facilmente”....così va da sè che dopo tre o quattro km di asfalto sconnesso arriva lo sterrato.
riesco anche, in queste occasioni, a fingere con me stesso una certa dose di rassegnata sorpresa.
c’è sterrato e sterrato, questo è di quelli veramente bastardi per un beverly500: credo una buona dozzina di km, molto sconnesso, in certi tratti molto ripido, buche, pietre, pietrazze, sobbalzi, strapiombi.
più di una volta mi dico: fermati, non ce la puoi fare, sei un cretino perchè stai rischiando di scassare lo scooter e anche di farti del male e ogni volta mi ribatto: ancora un pezzo, non mancherà ancora molto, se molli adesso hai sprecato la giornata, tutti questi argomenti così pieni di buon senso insomma.....
arrivato in cima, comunque, ne vale la pena, accidenti se ne vale la pena!!!!!!!!
un enorme terrazzo moquettato di verde, con in mezzo uno scarno santuario, chiuso, sospeso tra la val di susa e quella di viù: un luogo inatteso, essenziale, senza fronzoli, semplicemente e assolutamente bello.
presenze umane zero, l’ultima a non meno di 6km a valle.
per continuare e scendere verso condove come pensavo di fare, in realtà bisogna salire ancora un pochino e girare dietro un monte e poi chissà: non ne ho il cuore, chissà cosa mi perdo, e così torno sui miei passi.....viù, lanzo, torino.
il “giretto” cominciato alle undici del mattino finisce alle sette di sera, km malcontati più o meno saranno stati 160 o 170, gran figata.

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domenica mattina, il giorno dopo, ho voglia di prendere il sole e allora mi sveglio presto e mi fiondo a cesana dove potrò optare fra il sole in terrazza o il sole in un prato a seconda della situazione che trovo.
purtroppo è il sole che non ha voglia di farsi prendere da me e a cesana sono più le nuvole che gli squarci di sereno; in casa fa pure freddo e quindi la cosa migliore è un altro “giretto”.
decido per la valle argentera: da cesana si sale a bousson e poi a sauze di cesana e di lì, sulla destra parte la valle argentera.
è anche questo uno sterrato ma al confronto con il colombardo è una passeggiata di salute: l’imbocco è stretto e sale abbastanza ma il fondo stradale è piuttosto regolare, poi la valle si apre e si allunga per 6 o 7km quasi in piano.
si alternano radure e abeti, un torrente scorre in mezzo a questo ampio pianoro e sono imponenti le due file montuose che circondano la valle e da cui scendono numerose cascatelle scaricando i nevai nel torrente che, curiosità, si chiama ripa e confluisce a cesana con il torrente dora per formare la dora riparia.
se volete sapere cosa significa il termine “bucolico” date un’occhiata alla valle argentera.
finito il pianoro la strada si inerpica improvvisamente e iniziano le difficoltà di giornata, peraltro di breve durata: un paio di km piuttosto ripidi e fangosi per raggiungere un grande spiazzo erboso che con il sole è veramente suggestivo, ma il sole non c’era.
di lì ci sarebbe ancora un pò di strada da fare prima di raggiungere il fondo valle che sostanzialmente è un grande anfiteatro alpino ma il fango già trovato mi dissuade dal continuare.
torno a torino con altri 200km sul groppone e con il porco infangato come una endurona e me lo terrò sporco così per qualche giorno, di sicuro

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